Citoyen de Paris - Charles Dickens. In America con Dickens - di Graziella Martina

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«Charles Dickens, Français naturalisé, et Citoyen de Paris » si firma lo scrittore in una lettera all’amico Forster, nel corso del suo primo soggiorno a Parigi. È il luglio del 1944, Dickens ha venticinque anni. Della capitale non lo interessano minimamente le mete turistiche. “Chiunque è capace di visitare un luogo seguendo una guida” dice. Lo interessano invece il modo di vivere degli abitanti e lo spirito del luogo. Cammina per le strade, osserva le persone che incontra, che sono “come una nuova pagina nell’enorme libro della città”. Vuole diventare un accomplished French, un perfetto francese, e imparare bene la lingua. Ama la vivacità culturale della città, va da un teatro all’altro, da un caffè all’altro, e si entusiasma per quello che vede. I francesi sanno godersi la vita. A Capodanno in particolare, gli abitanti sono tutti in strada vestiti in modo elegante, gli Champs-Elisées sono invasi dalle bancarelle, il Bois de Boulogne è pieno di cavalli e di carrozze, le giostre sono stipate di bambini che rischiano di congelarsi, dappertutto si diffonde la musica degli organetti, nelle vetrine del ristorante Restorers al Palais Royal le primizie vegetali di Algeri contendono lo spazio alla frutta meravigliosa del sud della Francia. Al Café de Paris, al Café Véfour e al Café Verey gli avventori ordinano la cena seduti su sedie di velluto rosso, in mezzo agli specchi dorati, al Café Champeaux gli uomini d’affari fanno lo stesso seduti su sedie di vimini. Le pasticcerie, stracolme, sono particolarmente luminose e fuori dei teatri di varietà c’è già la coda già alle 3 del pomeriggio, per assicurarsi un posto e assistere all’ultimo vaudeville.

 
   Una mattina di febbraio – gli alti tetti delle Tuileries, che hanno visto così tanti cambiamenti, sono illuminati da una luce fredda e la grigia cattedrale di Notre-Dame è avvolta nella nebbia – lo scrittore va al mattatoio di Poissy. A Londra il mercato del bestiame è in pieno centro e tutti i giorni 250.000 maiali, 30.000 pecore, 3.000 bovini vengono condotti lungo le strade trafficate di un quartiere già sovrappopolato. Il sistema decentrato francese, invece, è molto più razionale e rappresenta un modello per la capitale britannica.

 
   Dickens farà ritorno a Parigi altre quindici volte nel corso della vita e vedrà la città cambiare sotto ai suoi occhi. Sono gli anni in cui il barone Haussmann, prefetto della Senna, fa demolire le vecchie strade per costruire gli eleganti boulevards, i parchi e le zone verdi. Gli arrondissements passano da 12 a 20. Nel corso dei suoi viaggi successivi, lo scrittore attraverserà anche la Francia, verso ovest e verso sud. Lione, con “le sue case, alte e grandi, inverosimilmente sporche, marce come vecchi formaggi; la Cattedrale, dove alcune vecchiette e alcuni cani sono immersi nella contemplazione di un fantoccio della Vergine Maria e il cui pavimento non differisce in nulla dal fondo stradale” non lo impressiona più di tanto. Ad Avignone, raggiunta su un vascello pieno di mercanzia, visita il palazzo dei papi – che con le sue oubliettes, accessibili solo attraverso alle botole, e le stanze per la tortura, è stato, di volta in volta, fortezza, prigione e sede dell’Inquisizione -e la cattedrale con le innumerevoli offerte votive, testimonianza della gratitudine e della devozione dei fedeli. Visita quattro o cinque volte Marsiglia, sporca, polverosa, sgradevole, con il porto affollato di marinai di ogni nazionalità, ma riscattata dalla bellissima vista sul Mediterraneo, con le sue rocce e isole.

 
   A Flight (In volo), che appare il 30 agosto 1851 in Household Words e viene incluso nel 1858 in Reprinted Pieces, è il resoconto di un viaggio in treno e in battello da Londra a Parigi. Era appena stato inaugurato il servizio express che permetteva di effettuare in undici ore lo spostamento fra le due città e lo scrittore è emozionato nel ritrovarsi a passeggiare a Parigi la sera stessa del giorno in cui è partito da Londra. Accanto ai paragoni con il modo precedente di viaggiare e alla descrizione delle nuove comodità, ci sono le fantasticherie e le opinioni di Dickens, espresse in uno stile quasi impressionista.

 
    Per l’articolo intitolato The Calais Night Mail (Il postale notturno per Calais), pubblicato per la prima volta il 2 maggio 1863 e ricco di esperienze e impressioni, Dickens crea l’interessante personaggio dell’Uncommercial Traveller, il viaggiatore non commerciale, antitetico a quello del viaggiatore per motivi d’affari o di commercio. Lo scrittore vuole creare una contrapposizione fra i due modi di spostarsi. Il ‘viaggiatore non commerciale’ gira il mondo senza ragioni materiali specifiche, solo per interesse verso la realtà esterna, che per lui è motivo di osservazione e di riflessione.

 
    Travelling Abroad (Viaggiando all’estero) esce il 7 aprile 1860 e contiene gli echi - nella descrizione dei compagni di viaggio, delle loro bizzarrie, delle dinamiche di gruppo e delle idiosincrasie - del Sentimental Journey di Laurence Sterne. Dickens guarda indietro ai giorni della diligenza e ricorda i suoi primi viaggi sul continente. È in parte un viaggio mentale, della memoria, man mano che la vettura procede. Il viaggiatore si trova in un delizioso stato di trance, non ha preoccupazioni e non conosce ieri né domani. Esistono solo gli oggetti che passano davanti ai suoi occhi, fino al momento in cui una banale intrusione lo riporta alla realtà.

 
   Our French Watering Place (Il nostro stabilimento balneare francese) appare per la prima volta nel 1854 e viene successivamente incluso in Reprinted Pieces nel 1858. Dickens utilizza il titolo di un pezzo scritto precedentemente su Broadstairs, nel Kent, dove andava a passare le estati prima del 1853. È uno degli articoli in cui il suo apprezzamento per i francesi e il suo disprezzo per gli inglesi sono maggiormente evidenti. “Le sue bellezze – scrive riferendosi a Boulogne - sono pressoché sconosciute agli inglesi. Ma se si trovasse 300 miglia più lontano, gli inglesi andrebbero pazzi per lei!” Eh sì, i pregiudizi degli inglesi, che, con la loro mentalità insulare, refrattaria ai cambiamenti e legata alle convenzioni, chiamano i francesi mangiatori di rane e di zuppa di cipolle.

 
   In Railway Dreaming Dickens si sofferma su due aspetti della capitale che lo hanno particolarmente colpito. Uno è la corsa ad arricchirsi attraverso la Borsa. La città è in piena febbre speculativa e tutti, proprio tutti, compresi i portinai, les concierges, effettuano operazioni finanziarie con la speranza di forti e rapidi utili. Intere fortune sono guadagnate nel giro di poco tempo e molti, finché possono, vivono da ricchi, pur senza avere delle solide basi finanziarie. E quando le cose vanno male, vanno a buttarsi nella Senna. I giornali sono pieni di notizie di suicidi. L’altro aspetto è l’esibizione della morte che avviene alla Morgue. Delle forze invisibili spingono Dickens verso questo edificio, che sorge al centro di un quartiere pullulante di vita e di energia. Il brano, tratto da Pictures from Italy (Lettere dall’Italia), è un esempio di come lo scrittore abbia utilizzato più volte, in molti lavori, le sue osservazioni accurate e la sua conoscenza diretta della Francia, acquisite nel tempo. Esse gli hanno fornito molti spunti ispiratori e hanno arricchito la sua comprensione del paese e le sue idee. Ma, soprattutto, hanno influenzato per il resto della vita il superior vagabond - il viaggiatore di prima qualità, come lo scrittore stesso si definiva – che egli è stato per tutta la vita.
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